Inquinamento porto Salerno, i dati Arpac: “Fumi nei limiti, nessuna emergenza ma c’è l’impatto delle crociere”
Nessuna emergenza sanitaria per l’inquinamento al porto di Salerno ma l’impatto delle navi da crociera sulla qualità dell’aria cittadina è evidente. È quanto emerge dal report del laboratorio mobile dell’Arpac, installato al Varco Guaimario come precedentemente annunciato dall’assessora regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro. I campionamenti effettuati tra il 24 e il 28 settembre hanno monitorato i fumi delle imbarcazioni in sosta alla Stazione Marittima, fornendo la prima risposta scientifica alle preoccupazioni di residenti e comitati ambientalisti. Sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente sono finiti gli ossidi di azoto (NO2), l’anidride solforosa (SO2) e le polveri sottili (PM10 e PM2.5). I risultati ufficiali certificano che non si registrano criticità normative: le navi utilizzano carburanti più puliti. Lo scrive la Città. Nel dettaglio, i bollettini Arpac segnalano:
- Il biossido di zolfo ha registrato un picco massimo di 10,51 microgrammi per metro cubo, ben al di sotto del limite di 350.
- Le polveri sottili (PM10) si sono fermate a una media giornaliera massima di circa 17 microgrammi, contro una soglia d’allarme di 50.
- Il monossido di carbonio (CO) ha toccato un massimo di 0,63 milligrammi per metrocubo (limite di 10 milligrammi).
- L’ozono (O3) ha raggiunto gli 83,78 microgrammi al metrocubo, restando sotto il “valore bersaglio” di 120.
Incrociando i dati ambientali con gli orari di arrivo delle navi, emerge però una correlazione diretta tra l’inquinamento al porto di Salerno e le manovre d’attracco. Mentre nei giorni del 25 e 26 settembre l’aria è rimasta sostanzialmente pulita (nonostante gli scali della Celebrity Constellation, della Norwegian Epic e della Marella Discovery 2), la situazione è mutata drasticamente lunedì 28 settembre.
Tra le ore 6 e le 8 del mattino, durante le fasi di avvicinamento e attracco della nave Norwegian Epic, la centralina ha registrato il picco massimo di biossido di azoto (NO2), salito a 92,55 microgrammi, accompagnato da una triplicazione delle polveri sottili rispetto alle giornate precedenti. Sebbene il limite di legge orario per l’NO2 sia fissato a 200 microgrammi/metrocubo, il dato conferma l’impatto generato dai giganteschi generatori di bordo necessari per alimentare navi da oltre 5mila passeggeri.
Come si concilia la salubrità certificata dall’Arpac con l’aria irrespirabile denunciata dai cittadini? Gli esperti indicano due fattori chiave:
- Il vento: i fumi vengono espulsi da camini molto alti. Le correnti possono spingere la nube al largo o farla ristagnare sull’area portuale, come accaduto il 28 settembre.
- Il particolato ultrafine: i motori navali moderni emettono particelle microscopiche e leggerissime che non fanno scattare gli allarmi delle centraline, le quali sono tarate sul peso di PM10 e PM2.5. Queste particelle riescono a penetrare in profondità nei polmoni, ma la legge attuale non ne impone la misurazione numerica.
I dati dell’Arpac dimostrano che l’impatto delle navi non costituisce un pericolo immediato per la salute pubblica, ma rendono urgente un intervento infrastrutturale. La soluzione decisiva per abbattere l’inquinamento al porto di Salerno è accelerare sul progetto del Cold Ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine. Questa tecnologia permetterà ai giganti del mare di spegnere i motori termici e collegarsi a una rete elettrica di terra, garantendo scali a bassissime emissioni.





